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Aosta Medievale: tra grandi mecenati e leggende

Un itinerario suggestivo tra poli religiosi e torri leggendarie

 
Questo itinerario di Aosta medievale si snoda tra il borgo di Sant’Orso e la Cité, ovvero tra i due “lati della città” uniti dalla centrale Piazza Chanoux. Si tratta di un percorso che tocca i principali poli religiosi di Aosta, ma anche alcune torri leggendarie.
Si tende a pensare che il Medioevo sia un periodo buio fatto di castelli, battaglie, streghe e superstizioni. In realtà il Medioevo ha visto la costruzione di imponenti edifici e il fiorire delle arti, ha dato impulso allo stile romanico e poi a quello gotico.
 

 
Valle d'Aosta luoghi di interesse
 

La Collegiata di Sant’Orso

La visita inizia dalla Collegiata di Sant’Orso, nel cuore dell’omonimo borgo e che si costituisce della Chiesa titolata a Sant’Orso, il Priorato, la torre campanaria ed il pregevole chiostro romanico.
Una chiesa antica, risalente al V secolo e completamente riedificata intorno all’anno 1000 dal Vescovo di Aosta Anselmo che apre qui un imponente cantiere di ricostruzione realizzando un edificio a tre navate riccamente affrescato. Di questi affreschi oggi si conserva solamente il registro superiore al di sopra delle volte gotiche e raffigurante storie della vita di Cristo e scene di martirio di vari santi. Della chiesa anselmiana oggi si conservano l’impianto romanico e la cripta. L’aspetto attuale della chiesa è invece tardo gotico ed è opera del mecenatismo del colto e raffinato Priore Giorgio di Challant. Le quattrocentesche volte a crociera, le vetrate colorate del coro così come gli stalli sono opera dell’illuminato Priore che chiamò a lavorare qui le migliori maestranze dell’epoca.
 
All’interno della chiesa di Sant’Orso è possibile oggi ammirare l’antica cripta ed un pregevole mosaico nel coro raffigurante Sansone che uccide il Leone e datato XII secolo. Un mosaico intriso di significati e simbologie legate al famoso Quadrato Magico!
 
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Adiacente alla chiesa il chiostro romanico, famoso per i suoi capitelli istoriati con vivaci scene narrative. Il chiostro fu costruito poco dopo il 1132, anno in cui il Capitolo adottò la regola agostiniana. I suoi capitelli istoriati raffigurano scene del Nuovo e Antico Testamento, scene di vita comunitaria e scene legate alla vita di Sant’Orso oltre che immagini animali e vegetali tipiche del fantasioso repertorio romanico.
 
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La Porta Praetoria: l’ingresso della città

Si prosegue in direzione della Porta Praetoria, ingresso della città romana di Augusta Praetoria ed in epoca medievale proprietà dei Signori della Porta S. Orso i quali riuscirono a chiudere i passaggi centrali e meridionali ed impiantarono una dogana in corrispondenza dell’accesso settentrionale.
 
I Signori costruirono anche una cappella titolata alla Santissima Trinità e proprio la presenza della cappella, poi distrutta in epoca fascista, fece per lungo tempo chiamare la torre Tour de la Trinité.
Sotto una delle arcate c’era il forno bannale del quartiere che cuoceva (ogni venerdi e lunedi) il pane destinato agli abitanti del Borgo su cui i Signori di Sant’Orso avevano giurisdizione.
 

Le torri della cinta muraria

Superata la Porta Pretoria si prosegue fino alla centrale Piazza Chanoux, oggi cuore pulsante della città e punto di raccordo tra il borgo e la cité. Da qui si raggiunge la zona sud-ovest del centro storico città dove si trova la Torre di Bramafam. Costruita sui resti di un bastione romano, di cui si conservano le fondamenta, si sviluppa qui in epoca medievale un torrione circolare ed un grande fabbricato rettangolare annesso.
 
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La torre fu edificata dagli Challant, visconti di Aosta, nel XI secolo e passò ai Savoia nel 1295. In epoca medievale la torre era anche chiamata Tour Beatrix.
La leggenda narra che un conte di Challant folle di gelosia vi rinchiuse la moglie condannandola a morire di fame … da qui il nome brama-fam. In realtà il nome della torre sembrerebbe derivare dal fatto che trattandosi della residenza di autorità locali, in caso di carestia la popolazione vi si adunava davanti per “crier famine” (bramé fam in patois) ovvero chiedere la distribuzione delle derrate alimentari.
 
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Si prosegue poi verso la Torre del Lebbroso, anch’essa costruita su bastione romano al quale fu annesso nel XV secolo una torretta laterale.
 
La torre sarebbe abitata da un fantasma e per questo in passato denominata “de la Frayeur”. Si diceva infatti vi alloggiassero fantasmi e c’era chi diceva che nelle notti più buie avesse visto uscire una donna alta e sottile che reggeva una lampada.
 
Il nome attuale deriva dal fatto che nel 1773 fu destinata ad ospitare una famiglia di lebbrosi originari di Oneglia (IM). Xavier de Maistre ambienta qui “Il lebbroso Guasco”, ispirato all’ultimo lebbroso Pietro Bernardo Guasco che vi morì nel 1803.
 

La Cattedrale di Santa Maria Assunta

Il nostro itinerario si conclude in Cattedrale, fulcro della diocesi di Aosta. Ad accoglierci una imponente e vivace facciata rinascimentale, realizzata all’inizio del XVI secolo da maestranze pavesi raffigura con affreschi e statue in terracotta la storia di Maria, dall’Annunciazione fino alla morte e all’Assunzione in cielo.
 
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Dell’antica cattedrale paleocristiana rimangono alcuni scavi archeologici, mentre l’edificio attuale è opera del Vescovo di Aosta Anselmo che a cavallo dell’anno Mille costruisce un imponente edificio che accoglieva da un lato la Cattedrale, sede del Vescovo e dedicata a Maria Assunta e dall’altro la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista. La Cattedrale aveva inoltre una cripta, visibile ancora oggi, ed era riccamente affrescata. Degli antichi affreschi rimane solamente il registro superiore oggi conservato al di sopra delle volte a crociera e raffiguranti sul lato meridionale le storie di Mosè e su quello settentrionale le vicende di Sant’Eustachio.
 
Nel 1065 il cantiere romanico anselmiano è concluso con la simmetria dei due massicci. La cattedrale è un grandioso monumento, fulcro religioso e spirituale della città. Nel corso dei secoli seguenti l’edificio sarà abbellito con la posa dei mosaici pavimentali nei cori, l’uno raffigurante un soggetto al centro che sorregge con le mani il sole e la luna, ovvero Cristo come signore del tempo circondato dai 12 mesi dell’anno. L’altro mosaico raffigura animali reali e mitici oltre che la personificazione Tigri e Eufrate.
 
Tra XV e XVI secolo grazie a vescovi insigni e al mecenatismo dell’arcidiacono Giorgio di Challant la cattedrale si trasforma con interventi di gusto gotico quali le volte a crociera, la posa di vetrate colorate e la realizzazione degli stalli nel coro.
 
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