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Il Patois, il dialetto tipico della Valle d’Aosta

Il dialetto valdostano, ovvero la tradizionale parlata franco provenzale della Valle d’Aosta, è una lingua viva e vivace molto diffusa e tramandata da una generazione all’altra.
In questo articolo scoprirete la storia e le curiosità sul nostro patois.
 

 

Le origini del dialetto valdostano

Il dialetto valdostano chiamato anche patois è la lingua comunemente impiegata dalle popolazioni insediate intorno al Monte Bianco come i valdostani, ma anche dagli abitanti della Svizzera romanda, dai Savoiardi e dalle popolazioni di alcune vallate del Piemonte occidentale. Il Termine patois deriverebbe forse da “patte” (zampa), indica in effetti, all’origine, una parlata grossolana, rurale giudicata inferiore rispetto a coloro che utilizzano la lingua in uso anche se oggi la parola patois ha perso ogni connotazione negativa.
 
Il patois è una parlata francoprovenzale, una lingua neolatina che, con la langue d’oïl, vale a dire il francese, e la langue d’oc, il provenzale o occitano, compone il gruppo linguistico chiamato galloromanzo. La definizione di francoprovenzale deriva dal fatto che questa lingua possiede alcuni elementi comuni al francese ed altri comuni al provenzale, ma conserva alcune sue caratteristiche proprie, una sua individualità e indipendenza rispetto alla langue d’oïl e alla langue d’oc.
 

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Foto tratta dal sito www.camoscibianchi.wordpress.com


 
Il francoprovenzale è considerato un proto-francese cioè una sorta di francese ad uno stadio primitivo, estremamente arcaico, che ha rifiutato alcune innovazioni provenienti dal Nord, rifiutando le innovazioni linguistiche della langue d’oïl. L’area francoprovenzale si sarebbe sviluppata intorno all’asse
 
Lione-Ginevra e sotto l’influsso del suo centro più importante Lione. Questa separazione avrebbe avuto inizio alla fine dell’epoca merovingia o all’inizio di quella carolingia: a partire da quel momento, il francoprovenzale si è arrestato, mentre il francese ha proseguito nella sua evoluzione
 
Verso la fine del Medioevo, quando Lione perde il suo ruolo politico permettendo a ogni regione di evolversi liberamente, anche la lingua si frammenta in una moltitudine di parlate sviluppando una grande varietà di patois.
 

Il Patois in Valle d’Aosta

C’è chi sostiene che in Valle d’Aosta ci sono tanti patois quanti sono i campanili: in effetti, la variabilità linguistica da un comune all’altro è molto forte e talvolta anche all’interno dello stesso comune! Ciononostante, è possibile suddividere la Valle d’Aosta in due grandi aree linguistiche, l’alta Valle e la bassa Valle,
 
L’Alta Valle ha risentito maggiormente dell’influenza dei patois savoiardi o vallesani, attraverso i colli del Piccolo e del Gran-San-Bernardo ed intorno alla città di Aosta si riscontra anche un influsso del francese.
La Bassa Valle è in un certo senso l’area più conservativa, avente i tratti più arcaici, ma anche quella che ha risentito dell’influenza del piemontese. Nel comune di Pont Saint Martin, ad esempio, il piemontese ha sostituito il patois.
Oltre al patois, in Valle d’Aosta vi un’isola linguistica costituita dai comuni Walser di Issime, Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La- Trinité. In questi paesi, come in altre località piemontesi situate ai piedi del Monte Rosa si parla un dialetto di origine germanica, il Titsch a Gressoney e il Töitschu a Issime.
 

Il Lessico del dialetto valdostano

Vi sono poi alcuni elementi di epoca prelatina, di origine celtica che si sono conservati come modze ‘giovenca’, barma‘grotta, riparo naturale sotto una roccia’, breuill‘piano lacustre, paludoso’, o parole preceltiche, come brenva ‘larice’
 
La toponomastica conserva molti elementi prelatini soprattutto per il nome a montagne e corsi d’acqua: il radicale dor ‘acqua corrente’ è all’origine del nome della Dora; il radicale calm, latinizzato in calmis, è diventato tsa nei nostri patois, prendendo il significato di ‘pascolo elevato, soleggiato’.
 
Altre curiosità linguistiche: in  patois per indicare il Natale si utilizza la parola tsalende o tchalénde, dal latino calendæ (Noël e Natale risalgono al latino (dies) natalis ‘il giorno della natività’). Per i Latini, le calende erano il primo giorno di ogni mese e dunque anche dell’anno.
 

Teatro e Poesie

Per mantenere vivo il patois è nato anche un gruppo teatrale, lo Charaban, che propone pièces teatrali solo in dialetto! Mentre le prime composizioni note scritte in francoprovenzale sono opera del curato Jean Baptiste Cerlogne, a cui dobbiamo anche una grammatica e un dizionario scritti a metà Ottocento.
 
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Di seguito uno stralcio della celebre poesia di Cerlgogne è Bataille di vatse a Vertosan,
 
La bataille di vatse a Vertozan
 
Un bà dzor de jeuillet, lo dzor de la Revenna,
De Veulla dze m’en parto a l’arba di matin,
In porten aprë mè: salan, pan blan, fontenna,
E tsecca de ci cllier que se feit din la tenna,
Pe me bletti lo pot lon de mon tsemin.
A Saint-Pierre dzi prei lo tsemin que meinàve
Su di coutë de Vertozan.
Dzà pe Saint-Nicolà lo mondo s’apprestàve
Come cen se feit tseut le-s-an.
I.é, qui d’un coutë crie et qui de l’âtro braille
Hoé! hoé, parten-nà, le-s-ami?
Di vatse se vat fére euna groussa bataille;
Maque degadzen-nò, l’est l’aoura de parti.
Bientou se sent lo flà di violette neissente,
Qu’imboumon l’air frëque de Vertozan:
Bientou dze sento dzà que le béque pouegnente
Repondon a bë-tor, i sublo di s-arpian.
Pe le prà, tseut in fleur, qu’un eigue pura arrouse
Dèsot l’erba catsà tsante lo greseillon
Di boueisson i sapin lo rossegnon se pouse,
Et regale i passen se pi belle tsanson.
De llioen se veit qu’i Breuil embouon leur vatse pleine,
Que bedzolàvon dzà, senten lo tsaat di dzor;
Dze traverso lo plan, yaou dzouëre se promeine,
Et que partadze in baillen de détor.
In arreuven i Breuil dz’i vu, come euna fëta;
Tot lo mondo achouedzà di pià tanque a la tëta.
Le femalle, ci dzor, l’ayan de dzen pitset,
Fran come voulon leur; cen restàve se ret!
 
La battaglia delle mucche a Vertosan
 
Un bel giorno di luglio, il giorno della Revenna, / da Aosta parto alle prime luci del mattino, /
Portando con me: salame, pane bianco, fontina, / E un po’ di quel succo che si fa nel tino, /
Per bagnarmi le labbra lungo il mio cammino. / A Saint-Pierre ho preso il sentiero che portava / Su alla volta di Vertozan. /
Già a Saint-Nicolas la gente si preparava / Come si usa fare tutti gli anni. /
Lì, chi da una parte chiama e chi dall’altra grida / Hoé! hoé, partiamo, amici? /
Si prepara una grande battaglia di mucche; / Sù sbrighiamoci, è l’ora di partire. /
 Già si sente l’odore delle violette nascenti, / Che profumano l’aria fresca di Vertozan:
/ Presto già sento che le vette aguzze / Rispondono tutt’intorno ai fischi dei mandriani. /
Nei prati fioriti che un’acqua pura irrora / Sotto l’erba nascosto canta il grillo. /
Dal cespuglio all’abete si posa il pettirosso, / Regalando ai passanti le sue più belle canzoni. /
Di lontano si vede che al Breuil fanno rientrare le mucche sazie, / Che già correvano, sentendo il caldo del giorno; /
Attraverso il pianoro dove il ruscello gironzola / Dividendolo con le sue svolte. /
/ Giungendo al Breuil ho visto, come in un giorno di festa, / Tutti ben vestiti dai piedi alla testa. /
Le donne, quel giorno, avevano dei bei merletti, / Proprio come esse li vogliono, stavano così rigidi! /
 
Fatevi accompagnare da una guida turistica della Valle d’Aosta tra i paesi e i villaggi dove potrete ancora sentire la tradizionale parlata locale
 
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